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presentata il 07 02 2008 la proposta di legge sull'accesso al settore
08-02-2008
Una importante proposta di qualificazione e di formazione sul tema a noi caro della sicurezza nei cantieri che chiediamo diventi obbligatoria per le nuove imprese che accedono al settore dell'edilizia. Tutto ciò a favore di una leale concorrenza fra le imprese e ad una vera tutela del consumatore che si troverà ad avere a che fare con imprese che lavorano in sicurezza, evitando di dovere pagare conseguenze altrimenti pesanti.
"Siamo stanchi di essere additati come coloro che evadono, che non hanno qualificazioni e che non lavorano in sicurezza" è questo che sostiene a voce alta Tonioni Giovanni, presidente nazionale CNA costruzioni: "con questa proposta di legge, oggi condivisa da più parti sociali e da più parti della politica, intendiamo rimarcare la convinzione che occorre rispettare le regole e che queste devono valere per tutti.
Ecco il testo della conferenza stampa
ANAEPA CONFARTIGIANATO CNA COSTRUZIONI
Conferenza stampa
Roma, 7 febbraio 2008, ore 10.30
Presentazione proposta di legge
per l’accesso all’attività di imprenditore edile
“COSTRUTTORI QUALIFICATI. CANTIERI PIÙ SICURI”.
Introduzione del Presidente di CNA Costruzioni Giovanni Tonioni
CNA Costruzioni e ANAEPA Confartigianato avvertono da tempo la necessità di una legge sulla “Disciplina dell’attività professionale di costruttore edile”.
L’obiettivo delle nostre Associazioni è quello di garantire che chi avvia un’attività imprenditoriale nel settore dell’edilizia abbia le competenze e necessarie per garantire la sicurezza dei lavoratori e degli utenti.
Il comparto delle costruzioni ha registrato negli ultimi anni una tumultuosa crescita del numero delle imprese iscritte, una crescita che continua tuttora.
Sono stati diffusi nei giorni scorsi i dati di Unioncamere per il 2007: il saldo attivo tra nuove iscrizioni e cessazioni di imprese è stato complessivamente di 45.816 unità, di queste ben 29.691 sono del settore edile.
Il dato è ancora più rilevante per l’artigianato: il saldo attivo è di 12.521 imprese, ma il saldo dell’edilizia è di 21.566 imprese, cioè al netto dell’edilizia l’artigianato avrebbe registrato un dato negativo di oltre 9.000 imprese.
Questi dati hanno una duplice possibilità di lettura.
In positivo testimoniano la vitalità del settore delle costruzioni, e la propensione all’imprenditorialità che, in tutti i campi, è una felice peculiarità del sistema economico italiano.
Ma sono anche lo specchio di una crescita senza regole che vede arrivare sul mercato, assieme ad operatori qualificati, altri che si improvvisano imprenditori edili per carenza di prospettive occupazionali di altra natura.
È da questa situazione che derivano fenomeni degenerativi del settore, che si traducono in forme di concorrenza sleale basate sull’evasione normativa e contributiva, ed in rischi considerevoli sia per la sicurezza dei lavoratori che dei consumatori utenti.
Gli infortuni sul lavoro in edilizia sono fortunatamente in calo nel 2007, anche grazie all’azione delle forze sociali, ed all’introduzione di strumenti efficaci come il DURC, ma restano un dramma che deve vedere un impegno costante delle istituzioni, delle forze sociali e delle imprese per rafforzare la cultura della sicurezza e contrastare le cause degli incidenti.
CNA Costruzioni e Anaepa-Confartigianato sono convinte che la proposta di legge sull’accesso al settore che presentano oggi possa contribuire in modo decisivo al perseguimento di questi obiettivi, elevando la preparazione professionale e tecnica degli imprenditori, soprattutto i nuovi, ma, attraverso l’aggiornamento continuo, anche di quelli già in attività, in modo da ridurre significativamente il numero degli incidenti sul lavoro, che solo in parte sono giustificati dalla elevata pericolosità intrinseca di diverse delle attività che nelle imprese di costruzioni si svolgono quotidianamente.
Il settore delle costruzioni da un contributo determinante alla crescita del Paese, sia in termini di produzione, sia per i livelli occupazionali conseguiti.
In termini occupazionali, il comparto nel 2007 ha dato lavoro a 1.948.000 persone, che rappresentavano il 27,9% degli occupati dell’industria e l’8,4% di tutti i settori economici.
Nel periodo compreso tra il 1998 e il 2007 gli addetti al settore delle costruzioni sono aumentati del 32,1%, mentre nell’insieme dei settori economici, nello stesso periodo, il numero degli occupati è cresciuto del 13,1%.
È da notare poi che, contrariamente a quanto avvenuto negli altri settori, nel 2007 in edilizia si riscontra un nuovo incremento degli occupati “indipendenti” risaliti, dopo una costante discesa dal 1999 che li aveva portati a rappresentare, nel 2006, il 37,5% del totale degli occupati nel settore, al 38,3.
Ma il dato di maggiore rilevanza, sotto questo profilo appare essere la crescente rilevanza del numero degli occupati nell’edilizia di provenienza estera (soprattutto extracomunitari, almeno sino all’ingresso nell’UE di Paesi dell’EST come Polonia prima e Romania poi), che, stando ai dati delle casse edili, sono nel settore oltre il 20% (dati CNCE), ma che, in alcune realtà, sembrerebbero, addirittura aver sorpassato il numero gli occupati autoctoni.
I dati sul numero delle imprese confermano il peso predominante dell’impresa artigiana e della PMI nel comparto:
le imprese edili sono complessivamente quasi 800.000, di cui 580.000 artigiane.
La forte crescita del numero delle imprese negli ultimi anni motiva la necessità di provvedimenti che rendano il mercato più trasparente, attraverso un processo che garantisca la sicurezza di tutti gli operatori e tuteli maggiormente il consumatore.
Soprattutto nei lavori privati, questo aspetto diviene centrale e necessario per ripulire il mercato dagli operatori abusivi o poco qualificati, che fanno una concorrenza sleale alle imprese sane, quelle che pagano le tasse e i contributi ai loro dipendenti, che rispettano le misure di sicurezza previste dalla legge e che adempiono a tutti gli obblighi che le normative vigenti impongono.
Il sistema imprenditoriale dell’edilizia è una realtà complessa, sempre in cambiamento e nella quale spesso si evidenzia una divaricazione nel mondo delle imprese: da un lato aziende, anche piccole o costituite in forma individuale, con una propria professionalità specifica e definita, dall’altro gli «improvvisati», gli abusivi, i dopolavoristi che arrotondano il salario con lavori di scarso livello qualitativo.
È facile immaginare quanto questa realtà crei problemi di mercato e sociali di dimensioni rilevanti e con conseguenze gravi:
1) il consumatore non ha la minima tutela nei confronti di queste pseudo-imprese anche perchè quasi sempre non esistono attestazioni dei lavori eseguiti e dei compensi corrisposti;
2) aumenta il rischio di incidenti sul lavoro, con responsabilità che vengono poi attribuite al committente poichè questi operatori non usufruiscono di interventi formativi e non conoscono la legislazione in materia di sicurezza sul lavoro;
3) i lavori fatti male e la mancanza di garanzia verso il consumatore mettono in cattiva luce l’intero settore dell’edilizia e causano diffidenza anche verso le imprese regolari che oltre al danno devono subire anche la beffa della concorrenza sleale sui prezzi da parte di questi operatori.
La nostra proposta non vuole introdurre barriere corporative, ma evitare che, come purtroppo accade attualmente, chiunque, senza preparazione, esperienza e titolo di studio, possa accedere a un settore, quale quello dell’edilizia, che comporta un elevato tasso di rischio per la salute e la sicurezza degli operatori e degli utenti.
La proposta di legge sostenuta da CNA e Confartigianato è incentrata su due requisiti di base che devono essere in possesso degli operatori del settore: la formazione e l’esperienza professionale.
Il testo della legge propone di diversificare in due fasi i periodi d’attuazione delle nuove regole.
Distinguendo tra una prima fase, di quasi immediata -si auspica- applicazione, in cui viene introdotto l’obbligo generalizzato di un minimo di formazione, per i nuovi imprenditori, o loro delegati, in grado di garantire la presenza, in azienda, di un soggetto almeno informato di tutti i principali obblighi giuridici a cui l’attività è sottoposta: da quelli in materia fiscale a quelli previdenziali, dalle regole per la partecipazione ai lavori pubblici a quelle in materia di tutela dei consumatori.
Su questo piano si è inteso porre l’accento soprattutto sulle problematiche della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, che devono rappresentare l’elemento centrale della formazione obbligatoria per i neo imprenditori.
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Si prevede, però, anche una seconda fase d’attuazione della normativa, che dovrà vedere impegnate le Regioni nella definizione ed attivazione di percorsi formativi più complessi, in grado garantire che i neo imprenditori del settore acquisiscano preventivamente anche una adeguata qualificazione tecnica, professionale ed imprenditoriale, ed abbiano capacità di natura organizzativa e finanziaria adeguate alle attività che si accingono ad intraprendere.
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